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Il difficile, ma obbligatorio, confronto tra ciò che è affermato come “evidente” e la realtà in cui si vive

Editoriale n. 3 - 2026 Ultima pubblicazione

Il difficile, ma obbligatorio, confronto tra ciò che è affermato come “evidente” e la realtà in cui si vive

La apparente ovvietà, ed eccessiva lunghezza, del titolo di questo editoriale vorrebbe anticiparne la diversità rispetto alla logica adottata finora: si rinuncia a fare la citazione-analisi dettagliata della letteratura più corrente (da cui è presa la bibliografia che include i temi essenziali), per ritrovarne e commentarne la sostanza negli articoli scelti per questo numero.
Il punto di partenza coincide con il primo contributo , che pone la domanda di fondo, che è chiaramente globale, ma mai come in questi giorni contestualizzata nella nostra realtà: “quale può, oltre che deve, essere il ruolo del professionisti della salute che producono e sono chiamati ad applicare conoscenza nella concretezza degli scenari che sono protagonisti indiscussi della realtà oltre che della cronaca?”

Un elenco per quanto parziale è semplice:

-le guerre, con tutti i loro nomi, ed i loro luoghi, diretti o indiretti, di manifestazione, sono il determinante di fondo e molto efficace delle condizioni di vita, e perciò anche del diritto alla salute;

– i messaggi regolarmente confusi e contraddittori di un personaggio largamente ritenuto “disturbato” come Trump sostituiscono, esemplarmente ed efficacemente la logica e le procedure della politica-diplomazia internazionale;

– a casa nostra, i decreti, più o meno arbitrari o applicabili, sono diventati la regola di governo, dichiarando di fatto la inesistenza del Parlamento come espressione per quanto minimale di democrazia;

– la creazione di bolle informative sui modelli obbligati e vincolanti di sviluppo, della economia, dell’ambiente, hanno ‘scoperto’ che la mitica ed  intoccabile AI non è solo una tecnologia di cui valutare la validità, ma una radicale sfida di civiltà : soprattutto per i suoi lati oscuri, e la sua intrinseca e documentata arroganza nel definirsi il futuro stesso della nostra ‘specie’: sicuramente ormai essenziale in certi ambiti, mira di fatto a fare di tutto ciò che è espressione libera, dialettica, creativa di civiltà intelligentemente umana, un prodotto da vendere: letteralmente, in tutte le borse mondiali, come la miniera inesauribile di potere (e di conseguenti schiavitù) da consegnare a minoranze private. La letteratura su questa componente della guerra è in questo senso in crescita esponenziale anche su riviste più vicine al nostro ambito di interessi come Nature, Science, …;

– nella attualità di casa nostra: su e dentro i CPR, la identità medica (più a fondo del suo ruolo amministrativo), è trasferita dal capitolo del diritto universale alla salute al capitolo strettamente politico della sicurezza-repressione: i migranti sono a priori nemici e perciò pericolosi e “oggetto” di ogni “restrizione, fino alla tortura (= trattamenti inumani e degradanti). Contro le pur forti resistenze, i migranti ricordano che tutti i “diseguali per diversita’, che richiedono “accoglienza”, cioè presenza e tempo di persone e non l’una o l’altra tecnologia, possono-devono essere oggetto di ‘contenzione’.

Il contributo sulla psichiatria è in questo senso centrale: come pro-memoria essenziale, perché rende visibile come i soggetti devono determinare le pratiche, di che cosa si può fare per non subire tendenze dominanti .

Più in generale, (in coerenza con l’articolo da cui si è partiti) i contributi giustamente concentrati sugli aspetti più direttamente sanitari del follow-up, delle strategie di lungo periodo rimandano a un problema che tocca trasversalmente il tema della diseguaglianza e della inaccessibilità alle cure per ragioni economiche, “destinato” (= programmato accuratamente) ad aumentare.

Dice infatti la politica (praticamente senza obiezioni serie): i diritti dei privati dominanti non si toccano, i bilanci dedicati alle “guerre ibride” non si possono discutere, le cause sociali ipernote delle malattie (gli anziani rimangono “privilegiati” nelle dichiarazioni di priorità non applicate) non si possono incrociare nella epidemiologia ufficiale con le statistiche sanitarie, così da non rendere (più didatticamente, ma perciò pericolosamente) visibili i bisogni inevasi nella loro evitabilità. E anche qui, nel suo piccolo il nostro governo è molto coerente con i trend di comunicazione perfettamente fuorvianti anche nelle cose minime: i bolli delle macchine dei più poveri sono diventati, si dice, lo squillo di apertura della campagna elettorale: non si dice, ma è applicato, l’aumento, di poco (1,5 euro), ma di tante (500) prestazioni sanitarie, perché i privati si sono lamentati.

Per chiudere questo forse troppo lungo commento al primo contributo, che potrebbe suonare pessimistico forse è giusto rimandare ad una autrice, Hannah Arendt, che ha avuto a che fare con sfide molto simili a quelle proposte per i “genocidi” sanitari: il vero obiettivo dei disegni totalitari è quello di controllare-manipolare l’accesso alla realtà con le loro narrazioni: non si devono chiamare con il loro vero nome le realtà che ci vengono rappresentate con dati sintetici, di cui si dichiara, senza giustificare e documentare, la affidabilità: la fiducia nel potere esistente si fa trappola di assuefazione .

Anche questo numero di ISFET non è assuefatto, al contrario.

La sperimentazione a prevalente componente infermieristica condotta in un ospedale molto rappresentativo delle realtà non strettamente urbane è un modello di risposta-continuità alle revisioni accurate delle conoscenze disponibili per affrontare il problema centrale della continuità assistenziale: soprattutto del rendere comunicabile, comprensibile, valutabile un intervento che ha come logica di fondo una forte interazione-comunicazione con pazienti che non sono robot, ma persone : con variabilità ovvie, difficili da gestire, anche per i tempi sempre più ristretti di un personale sanitario cui tanto si promette e poco si dà: ma che possono essere oggetto di sperimentazione non rassegnata.

Nel quotidiano delle pratiche (lo ricorda bene il contributo sulla nota AIFA ) anche la comunicazione deve essere verificata e sperimentata in diretta dai tanti autori dell’assistenza.

Si è pensato fosse utile proporre anche in questa sede un testo che a 40 anni di distanza fa memoria di una sperimentazione di salute pubblica, con risultati scientifici ormai storicamente ben acquisiti a livello globale, che rimandano alle parole ‘disobbedienti’ che li avevano resi possibili: ancor più attuali ora quando il mondo della “produzione di conoscenza” (fino alla AI sopra ricordata) è profondamente cambiato e gli scenari evocati da Hannah Arendt sono divenuti la regola cui ci si è ‘assuefatti’: nel senso forte di questo aggettivo.

Una brevissima, essenziale, conclusione. Un progetto di ricerca investigativa, giornalistica-cinematografica, prodotto da due giovanissimi, una lei ed un lui, NAZA, è stato presentato al festival di Venezia: non si deve qui ricordarne il tema: si dà per acquisito che sia noto, la AI applicata lucidamente da parte dell’esercito regolare di Israele come tecnologia normale per rendere operativo un genocidio. Alla fine della proiezione una standing ovation di 25 minuti, da parte di un pubblico certo non di attivisti pro-palestinesi, lo ha accolto. Un modo di produrre evidenze che diventano parte della vita reale. Non importa se poi la giuria ufficiale ha dato il premio meno ufficiale, quello speciale, quasi una nota a margine: ci ha pensato poi la platea, a ripetere la standing ovation per i veri vincitori.

Il lavoro è stato fatto con un giornale, The Guardian, che sperimenta una comunicazione per tempi di guerra. Ed è bello che dopo le proiezioni di fine settembre ogni diritto di autore sarà sospeso: per fare della informazione un bene comune. Un farmaco-vaccino per la democrazia.

Rispetto agli scenari che si vivono, anche in sanità, la ricerca che chiama e rappresenta in modo non manipolato ciò che accade, e di cui è evidente la intollerabilità, può essere quello che conta: rappresentando un presente pensando al futuro.

Bibliografia

Le referenze cui si rimanda sono semplicemente un promemoria dei temi più ricorrenti, che hanno come filo conduttore il rapporto -dissociato-conflittuale tra i “grandi scenari” del mondo e della sanità e le realtà del quotidiano.

  1. Horton R, Offline: The tragic fallacy of global health reform. Lancet. 2026 Sep 12;408(10559):981;
  2. Global inequality panel is a chance for research to change lives. Nature. 2026 Sep;657(8132):574;
  3. Rasanathan K, Cloete K, Gitahi G et al., Rethinking the global health system for a new international order, nature medicine, 2026 Sept;32(9):3131-3135;
  4. Stiglitz JE, Abdenur AE, Byanyima W, et al, Why we need an International Panel on Inequality. Nature. 2026 Sep;657(8131):345-348;
  5. Occhipinti JA, Prodan A, Buchanan J et al. Governing the social production of care: the hidden foundation of health systems. Nat Med. 2026 Sep;32(9):3124-3127;
  6. Khullar D. Artificial Intelligence and the Future of the Clinical Workforce. N Engl J Med. 2026 Sep 17;395(11):1041-1043;
  7. Schmitt M. Use AI as a sparring partner, not an oracle. Nature. 2026 Sep;657(8132):575;
  8. Goh E, Wu D, Walton C et al., Toward a test of medical AI superintelligence, nature medicine,32, Sept 2026, 3128-3130 ;
  9. To bridge the evidence gap in women’s health, look at the real world. Nat Med. 2026 Sep;32(9):3097;
  10. Stein MB. Waking from the nightmare of PTSD. Nat Med. 2026 Sep;32(9):3140-3141;
  11. Wildiers H, Hamaker M, Mooijaart S et al., Advancing the relevance of clinical trials for older patients, Lancet. 2026 Aug 8;408(10554):558-571;
  12. Doherty M, Shaw SCK, Chaplin E et al, Embracing neurodiversity in medicine: insights from the history of psychiatry, Lancet. 2026 Aug 15;408(10555):596-597
  13. Kumar M, Ojo TM, Hijazi Z et al, Why environmental treaties must also address mental health, Nature. 2026 Aug;656(8127):292-296;
  14. Galvan MJ, Payne BK, Muscatell KA et al, Historical slavery predicts contemporary disparities in mortality Black and White Americans, Proc Natl Acad Sci U S A. 2026 Aug 18;123(33);
  15. Peeples L. The baffling science of SSRIs: how do they really work? Nature. 2026 Aug;656(8129):812-814 ;
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Gianni Tognoni
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