Healthocide ed Healthogenesis : il Diritto Umanitario Internazionale alla prova delle guerre moderne.
Pubblicato a Ottobre 2026I recenti conflitti in Ucraina, nella Striscia di Gaza ed in Iran hanno portato a documentare un numero impressionante e crescente di attacchi contro il personale e le strutture sanitarie. Il fenomeno ha assunto una dimensione mai vista in altre guerre e tale da aver spinto la comunità internazionale e le istituzioni mediche globali a denunciarlo non più solo come una sequenza di violazioni del Diritto Umanitario Internazionale (DUI), ma come una vera e propria strategia bellica integrata. Dati e report pubblicati su prestigiose riviste scientifiche mediche come The Lancet, The British Medical Journal (BMJ), BMJ Global Health, IJERPH e The Journal of the American Medical Association (JAMA) documentano in dettaglio la natura, la portata e la sistematicità di questi attacchi.
Il caso di Gaza (1-8)
Dal punto di vista medico, gli attacchi al sistema sanitario di Gaza si sono rivelati tra i più brutali, estesi e documentati nella storia della medicina d’emergenza.
Un’ampia indagine su scala internazionale condotta su un campione rappresentativo di operatori di soccorso e pubblicata su The BMJ (El-Taji et al.) ha delineato, per Gaza, una vera e propria “fenotipizzazione del trauma da guerra” unica nel suo genere:
• Prevalenza delle lesioni: Oltre il 66,6% dei traumi da arma è provocato dall’uso massiccio di esplosivi ad alto potenziale distruttivo in aree urbane ad alta densità abitativa. Le ustioni (che costituiscono il 18,3% di tutti i quadri traumatici osservati) mostrano una frequenza e una severità eccezionali: oltre il 37% di esse sono a tutto spessore o si estendono in profondità fino a muscoli, tendini e strutture ossee (4° grado).
• Politraumi e crollo delle cure: Oltre il 70% dei pazienti trattati presentava politraumi estesi contemporaneamente a più di 2 distretti anatomici (traumi cranici penetranti, lesioni vascolari, viscerali e amputazioni traumatiche degli arti). Più del 77% degli operatori sanitari ha riferito di aver dovuto gestire eventi di mass casualty (almeno 10 traumatizzati critici in arrivo simultaneo) in assenza di anestesia, strumenti sterili, elettricità o supporto diagnostico base, costretti ad operare sul pavimento dei corridoi e a razionare le cure.
• Mortalità indiretta e malattie croniche: Oltre 4.100 casi rilevati di interruzione totale delle terapie per malattie croniche (oncologia, dialisi, ipertensione grave) si sommano ad una dilagante emergenza di malnutrizione severa, disidratazione e sepsi da ferita aperta.
Sul piano della stima dei decessi, i dati ufficiali hanno trovato una drammatica riconsiderazione e conferma attraverso nuove metodologie epidemiologiche indipendenti:
1. Il Gaza Mortality Survey (Spagat et al.): Attraverso la prima indagine campionaria su scala di popolazione (2.000 nuclei familiari intervistati sul campo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025), è stato stimato che le morti violente dirette abbiano raggiunto la cifra di 75.200 (95% CI 63.600–86.800), indicando che il conteggio amministrativo fornito dal Ministero della Sanità soffriva di una sottostima di circa il 34,7% dovuto alla distruzione fisica delle reti informatiche ed ospedaliere. Il modello ha confermato che donne, bambini e anziani rappresentano il 56,2% delle vittime totali.
2. Impatti demografici e accumulo di YLL (Zahran et al. ; Vitale et al.): Per comprendere la reale portata di questi fenomeni , la ricerca medica ha introdotto la metrica degli Years of Life Lost (YLL – Anni di Vita Persi). Tra l’ottobre 2023 e la metà del 2025, si calcola che Gaza abbia già perso oltre 3,08 milioni di anni di vita a causa dell’altissima incidenza di morti premature in età infantile e giovanile. Le proiezioni a 10 anni (2025–2034) indicano che, se le infrastrutture sanitarie non verranno ricostruite d’urgenza, l’incapacità di trattare le malattie croniche, le infezioni e la malnutrizione provocherà da 1,1 a 2,2 milioni di ulteriori anni di vita persi a causa della mortalità indiretta post-bellica.
Il caso Ucraina (9-15)
In Ucraina, la distruzione delle infrastrutture mediche ha seguito una dinamica deliberata e costante. Con il superamento della soglia storica dei 3.000 attacchi verificati dall’OMS contro la sanità, il contesto ucraino mostra un’evoluzione tattica estremamente insidiosa.
Gli attacchi hanno colpito ospedali, cliniche e ambulanze, causando danni strutturali e la morte di operatori sanitari e pazienti. Un anno dopo l’invasione russa, un’indagine condotta da diversi gruppi per i diritti umani e pubblicata su The BMJ ha documentato oltre 700 attacchi a ospedali, operatori sanitari e altre infrastrutture mediche. Di questi, 86 attacchi hanno preso di mira direttamente il personale sanitario causando la morte di 62 operatori ed il ferimento di altri 52. In alcuni casi, gli ospedali sono stati colpiti più volte, suggerendo un attacco deliberato. In altri casi è stato descritto l’uso degli ospedali, da parte delle forze militari russe, come “scudo” per le batterie di artiglieria. Questa strategia si è inoltre caratterizzata per :
1. Targeting dei primi soccorritori e tattica del “Double-Tap“: Le evidenze documentano l’uso sistematico e ripetuto di attacchi combinati aerei e tramite droni d’attacco (double-tap). Tale tattica consiste nel colpire una struttura o un bersaglio civile e sferrare un secondo attacco a distanza di pochi minuti nel medesimo punto, prendendo volutamente di mira il personale delle ambulanze, i vigili del fuoco e i medici giunti per l’evacuazione dei feriti.
2. Ostruzione alle evacuazioni e impiego di droni: L’impiego massiccio di droni armati lungo la linea del fronte ha reso quasi impossibili le evacuazioni sanitarie (MedEvac) durante le ore diurne, costringendo i team di chirurgia d’urgenza ad operare in strutture sotterranee improvvisate e a trasportare i feriti gravissimi esclusivamente in finestre notturne o con mezzi corazzati, aumentando così drasticamente i tassi di infezione, sepsi ed amputazione differita.
3. Arma del freddo e collasso della catena farmaceutica: Gli attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche e termiche durante i mesi invernali, uniti alla chiusura forzata di oltre metà delle farmacie e alla distruzione dei magazzini di stoccaggio dei farmaci, hanno trasformato l’ipotermia e l’interruzione della filiera del freddo per i farmaci salvavita in un mortale moltiplicatore di mortalità indiretta tra anziani, pazienti oncologici e neonati.
4. Crisi della salute mentale e degli interventi riabilitativi: La distruzione dei presidi sanitari colpisce direttamente da una parte anche l’ambito della salute mentale (che mostra nel paese una crisi sistemica con oltre 9,6 milioni di persone con sintomi da stress post-traumatico severo, ansia e depressione) e dall’altra influisce negativamente sugli interventi riabilitativi fisici che risultano estremamente carenti a fronte di una domanda crescente di protesi e riabilitazione fisica per decine di migliaia di amputati e sopravvissuti a traumi complessi.
Il caso Iran (16-18)
L’escalation bellica che ha coinvolto l’Iran tra la fine di febbraio e i mesi successivi del 2026 ha esteso le dinamiche di compromissione del Diritto Umanitario Internazionale e di erosione della neutralità medica ad un ulteriore e vasto teatro di conflitto.
A differenza dello smantellamento pressoché totale delle strutture osservato a Gaza, l’impatto sulla sanità in Iran si è caratterizzato per bombardamenti ad elevata intensità diretti contro obiettivi militari, governativi e strategici situati all’interno di tessuti urbani ad altissima densità abitativa (come la capitale Tehran).
• Danni da prossimità ed evacuazioni forzate: Le rilevazioni condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (attraverso il sistema WHO SSA) e pubblicate su The BMJ (Mahase E.) testimoniano decine di attacchi verificati contro il sistema sanitario, con diversi ospedali, cliniche pediatriche e centri di primo soccorso danneggiati dalle onde d’urto di esplosioni limitrofe o colpiti per errori d’intelligence.
• Perdite tra il personale di soccorso e soccorsi bloccati: Le incursioni hanno provocato la morte ed il ferimento di operatori sanitari e la distruzione o il danneggiamento di decine di mezzi della Mezzaluna Rossa (Vitale et al.). Parallelamente, i blackout delle reti di comunicazione ed elettriche e le restrizioni sullo spazio aereo regionale hanno bloccato la catena logistica globale dell’OMS (con sede a Dubai), paralizzando l’invio di forniture mediche d’emergenza destinate alle strutture della regione.
Un’ampia analisi editoriale pubblicata sul European Journal of Public Health (Correia et al.) mette in luce le profonde fragilità sistemiche che hanno trasformato il conflitto armato in una grave crisi di salute pubblica:
• Vulnerabilità delle infrastrutture di difesa civile: L’Iran non ha ammodernato la rete di rifugi antiaerei e le infrastrutture di protezione civile risalenti alla guerra Iran-Iraq (1980–1988). L’assenza di piani nazionali di evacuazione e di un sistema rapido di allerta precoce nelle grandi metropoli ha esposto la popolazione civile e gli operatori sanitari a rischi gravissimi durante i raid aerei.
• Mortalità indiretta ed esodo verso la periferia: La fuga di massa dalle grandi città ha generato oltre 3 milioni di sfollati interni verso centri minori e province periferiche. Questo rapido spostamento di popolazione ha fatto crollare la capacità di assorbimento delle reti sanitarie provinciali (già indebolite da anni di sanzioni economiche), interrompendo la continuità terapeutica per i pazienti oncologici, dializzati e affetti da patologie croniche, e determinando un aumento della mortalità indiretta da carenza farmacologica.
• Compromissione della capacità accademica e scientifica: Gli studi dell’Iranian Red Crescent Medical Journal (Gorji & Kolivand) sottolineano infine come il danneggiamento di università mediche e centri di ricerca comprometta la formazione delle future leve di professionisti della salute, intaccando la resilienza e le capacità di ricostruzione del sistema sanitario nel lungo periodo.
Healthocide
Da quanto sopra documentato , la distruzione sistematica del sistema sanitario attuata nel corso degli ultimi conflitti è stata di fatto acquisita quale tattica bellica.
Di fronte all’incalzare di questa situazione la comunità scientifica internazionale, in un emblematico articolo scritto da Abi-Rached et al. su BMJ Global Health (19) e ripreso su IJERPH (7), ha coniato ed introdotto formalmente per questa strategia il termine Healthocide.
L’Healthocide è definita come la distruzione deliberata, sistematica e ideologica dei servizi, delle infrastrutture e dei sistemi sanitari di una popolazione, utilizzata come vera e propria arma di guerra. Derivato etimologicamente dalla radice health (che indica la “somma dell’integrità” e dello stato di benessere corporeo e sociale), l’Healthocide rappresenta la frammentazione o l’annientamento programmato di questa integrità. Esso trascende il concetto di “danno collaterale” o di singolo attacco a una struttura clinica: rappresenta lo smantellamento intenzionale dell’intera architettura che garantisce la sopravvivenza biologica e la dignità umana di un popolo.
Attraverso l’Healthocide, il principio fondamentale della neutralità dell’atto medico, da sempre presidio etico sancito dalle Convenzioni di Ginevra nel corso della guerra, viene svuotata di significato e, al contrario, trasformata in un bersaglio tattico.
L’ Healthocide trova i suoi principali fondamenti nei seguenti punti:
1. Nonostante gli attacchi deliberati all’assistenza sanitaria siano da considerare una violazione del diritto umanitario internazionale, manca la individuazione delle responsabilità ed esiste, tutt’ora, un sostanziale disinteresse nella ricerca dei responsabili. La mancanza di conseguenze per i responsabili, oltre a garantirne l’impunità, porta all’uso ripetuto e continuo di queste tattiche. Questa è la ragione per cui, la documentazione accurata di questi eventi e la loro denuncia risulta fondamentale per garantire la possibilità di ricostruire la responsabilità storica e legale degli atti compiuti (vedi punto 3).
2. La distruzione delle infrastrutture sanitarie non solo ha conseguenze nei confronti delle vittime immediate ma ha anche come effetto quello di distruggere “la speranza” di cure, in particolare per le persone più vulnerabili e fragili (inclusi bambini ed anziani). Infatti, la distruzione del sistema sanitario impedisce la cura dei pazienti con malattie croniche, aumenta il rischio di epidemie e crea una crisi sanitaria a lungo termine.
Proprio per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte ribadito che le strutture e gli operatori sanitari non devono mai essere un obiettivo di guerra.
3. La distruzione di obiettivi sanitari quali gli Ospedali ha come ulteriore conseguenza la disintegrazione delle documentazioni cliniche in esse contenute. La cancellazione fisica delle cartelle cliniche, la distruzione dei server ospedalieri e la morte o detenzione degli operatori preposti al tracciamento provocano la disintegrazione della documentazione sanitaria. Ciò impedisce la valutazione in tempo reale dell’impatto epidemiologico di questi eventi, portando a gravi sottostime iniziali dei decessi reali (come dimostrato dai modelli campionari che registrano un 35-40% in più di morti violente reali rispetto ai registri burocratici sopravvissuti). Questa condizione rende impossibile la raccolta accurata dei dati clinici e sanitari che sono fondamentali al fine di documentare l’impatto critico della guerra nei confronti dei civili.
4. L’attacco alle strutture sanitarie ha un notevole impatto umano e psicologico nei confronti della popolazione ed in particolare del personale sanitario impegnato. L’uso delle strutture mediche come scudi militari o la loro deliberata trasformazione in trappole per i primi soccorritori sottopongono i medici e la popolazione civile a livelli di trauma psicologico senza precedenti. I documenti citano testimonianze di operatori sanitari ucraini che sono stati tenuti in ostaggio o costretti a lavorare sapendo che l’intera struttura era un bersaglio.
La necessità di una risposta : Helthogenesis
Se l’Healthocide definisce il crimine e la distruzione del sistema di cura, la risposta concettuale ed operativa proposta dalla comunità medica internazionale risiede nel paradigma della Healthogenesis (7-19) .
La Healthogenesis è definita come un approccio etico, sistemico e guidato sul piano locale per la ricostruzione sovrana e sostenibile dei sistemi sanitari devastati dai conflitti. Essa stabilisce che la ricostruzione non debba limitarsi a un mero “invio di aiuti d’emergenza” o all’allestimento di strutture provvisorie esterne (che rischiano di creare di per se una cronica dipendenza assistenziale), ma debba basarsi sui seguenti principi minimi:
• Sovranità e Leadership Locale : La direzione della ricostruzione, la definizione delle priorità epidemiologiche e l’allocazione delle risorse devono essere guidate dalle istituzioni e dagli operatori sanitari locali riservando agli attori internazionali il ruolo di sostenitori tecnici e garanti finanziari.
• Ricostruzione dei determinanti sociali della salute: La ricostruzione sanitaria è inefficace se disgiunta dal ripristino dell’accesso all’acqua potabile, alla sicurezza alimentare, alle abitazioni e all’istruzione. La salute non è solo assenza di malattie e ferite chirurgiche, ma ripristino della “completezza” biologica e sociale.
• Pacchetto Minimo di Ricostruzione e Trasparenza: Creazione di percorsi protetti per la formazione e il rientro del personale medico, apertura di registri clinici ad accesso libero per l’audit dei dati, fornitura di apparecchiature biomediche adeguate con piani di manutenzione integrati e supporto psicologico capillare.
Conclusioni
Ai giorni nostri, i conflitti armati si distinguono per un’erosione allarmante delle garanzie legali e morali tradizionalmente riconosciute alla sanità in tempo di guerra. Gli attacchi contro gli ospedali, le ambulanze e gli operatori sanitari non sono più interpretabili come isolati “danni collaterali”, ma riflettono una vera e propria strategia bellica che è stata sintetizzata nel concetto di Healthocide (la distruzione sistematica della sanità declinata come arma di guerra) .
In questo desolante panorama, l’adozione attiva dei principi di quella che oggi viene chiamata L’Healthogenesis (la promozione della ricostruzione sanitaria post -bellica facendo leva sulle risorse e sulle forze interne ai paesi colpiti) rappresenta una strada percorribile per trasformare la distruzione in un processo misurabile di ricostruzione sovrana, restituendo alle popolazioni colpite il diritto alla cura, la dignità della cura e la memoria clinica delle proprie vittime.
Per queste ragioni, di fronte alla catastrofe demografica misurabile in milioni di anni di vita persi e al collasso delle garanzie del Diritto Umanitario Internazionale, la comunità scientifica globale è chiamata a superare la fase della mera denuncia formale. A livello nazionale ed internazionale, per tutti gli operatori sanitari e le Società Scientifiche che li rappresentano la chiamata all’azione e l’assunzione di responsabilità devono rappresentare un imperativo etico e deontologico irrinunciabile e non un atto facoltativo. Ancora una volta, rompere il silenzio significa difendere l’essenza stessa della Inviolabilità dell’azione medica e riaffermare ancora una volta che la tutela della salute umana deve rimanere un presidio inalienabile in qualsiasi angolo del mondo.
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Nota : Oltre gli articoli citati, molte informazioni su questo tema possono essere ricavate da rapporti e comunicati stampa di organizzazioni umanitarie (p.e. Save the Children e Medici per i Diritti Umani) oltre che della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità e della Organizzazione delle Nazioni Unite.