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40 anni dalla pubblicazione del primo GISSI

n. 3 - 2026 Ultima pubblicazione

40 anni dalla pubblicazione del primo GISSI

G Ital Cardiol 2026;27(10):659-660

Aldo Pietro Maggioni
Centro Studi ANMCO, HCF Fondazione ANMCO per il Tuo cuore ETS, Firenze.
Luigi Tavazzi
Maria Cecilia Hospital, GVM Care & Research, Cotignola (RA).
Gianni Tognoni
Segretario del Tribunale Permanente dei Popoli, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Roma.

Si è pensato fosse interessante ricordare un momento (simbolico, che include, non esclude, altri, soprattutto i primi trial nel tumore della mammella) nel quale un sistema sociale e sanitario, ‘locale’ come quello italiano, in evoluzione democratica, poteva immaginare e produrre, in anticipo rispetto al mondo, ‘evidenze’ universalmente significative. Non una nostalgia. Un augurio.


Ricordare i 40 anni di una pubblicazione che riportava i risultati di uno studio che documentava la efficacia clinicamente e non solo statisticamente rilevante del primo trattamento trombolitico per l’infarto miocardico acuto (1) si scontra con una domanda ovvia: che dire, senza essere nostalgicamente ripetitivi, che possa essere di interesse oggi, e possibilmente per domani? I tanti motivi per cui i risultati di un trial raccontato in poche pagine di Lancet — tutto italiano, indipendente, con la partecipazione di oltre il 90% delle Unità Coronariche esistenti allora in Italia, prodotto con la collaborazione di una associazione non accademica di cardiologi ospedalieri (ANMCO) ed un istituto di ricerca (Istituto Mario Negri), studio non riconosciuto e sostenuto da nessuna autorità pubblica, con una totale assenza di finanziamenti industriali, con una metodologia che veniva qualificata con sufficienza come ‘pragmatica’ — entravano da protagonisti nella storia della cardiologia internazionale con un riconoscimento autorevole e complessivo con un contributo fatto di molte voci che era già di per sé un evento raro di collaborazione tra gruppi che erano tra gli assoluti protagonisti, reciprocamente competitivi, della ricerca cardiologica internazionale (2-6).
La lettura di quegli articoli è il modo più sicuro per decidere se quei risultati evocano ancora un interesse: non quelli strettamente farmacologici e clinici, che sono ormai entrati a far parte, variamente trasformati e perfezionati, della routine assistenziale, ma per ritrovare il significato, a sua volta da attualizzare, delle parole e della cultura, che avevano permesso di fare dei risultati di un trial la porta di entrata in un tempo della ricerca (non solo cardiologica) che cambiava le “regole del gioco”. La domanda sulla opportunità di una riflessione dopo 40 anni acquista allora il suo senso: non c’è dubbio infatti che il tempo che si vive oggi, nella ricerca e nella salute pubblica, si confronta con regole decisamente cambiate.

I punti che seguono propongono alcune delle parole-chiave del GISSI, che continuano ad essere discriminanti.

Indipendenza è la prima. Molto disincantata. Fare ricerca oggi è un’area ben rigidamente controllata dal mercato, come tutta la sanità. Non solo in Italia, ed in modo crescente, si cammina sempre più verso ‘evidenze’ dipendenti dalla non-trasparenza degli algoritmi. Alle radici, e come elemento portante della logica GISSI, c’era l’indipendenza nella formulazione della domanda della ricerca, che doveva quanto più possibile coincidere con un bisogno inevaso di conoscenza, e perciò con un vuoto da riempire per garantire meglio il diritto dei pazienti a risposte appropriate. Il sequestro sistematico dei dati e delle informazioni necessarie per prendere decisioni su priorità che toccano i diritti della vita sembra oggi essere la regola, e non può essere accettato come un dato di fatto.

Ricerca come cultura: non come esercizio occasionale, o permesso-obbligato solo quando e se ci sono risorse: come componente strutturale della cura, ogni volta che si incrocia o si mette in evidenza il ‘non so’. Il trial, più o meno randomizzato, in qualsiasi fase, o qualsiasi metodologia che si adotti, deve corrispondere ad una maggiore personalizzazione di interventi, per far coincidere la accessibilità al meglio delle conoscenze disponibili utili alla produzione di nuove conoscenze da introdurre nella pratica clinica a tutti i livelli assistenziali. Quanto più i problemi richiedono risposte multidisciplinari ed articolate, tanto più la ricerca deve essere innovativa nel cercare, creare alleanze non occasionali, che garantiscano una continuità anche nella realtà assistenziale e un rapido trasferimento degli eventuali risultati positivi nella pratica clinica, ancora prima della produzione di guidelines, che, per definizione, descrivono solo il passato. La ricerca ha smesso in questo senso di essere un elemento di dialettica non marginale con la politica sanitaria, soprattutto nell’affrontare il crescente impatto della diseguaglianza sulla sanità.

Rappresentatività: gli studi GISSI sono stati protagonisti degli studi di popolazione: il bisogno inevaso di cura dell’infarto era un problema che esigeva una risposta accessibile ad una popolazione: semplice, e praticabile ovunque, a tutti i livelli assistenziali. La numerosità era una componente della produzione affidabile di conoscenza in tempi non infiniti. I numeri, la statistica, l’intensità tecnologica, la selezione o l’inclusione dei pazienti sono anzitutto variabili qualitative, che dipendono dalla chiarezza degli obiettivi. Oggi i dati disponibili per definire bisogni inevasi, per grandi o piccoli numeri, così come per analizzare le interazioni tra dati ed interventi medici o socio-economici o culturali sono assolutamente disponibili come mai nel passato ma la loro accessibilità ed interpretazione è assolutamente limitata e controllata. La continuità e l’interazione tra tutti i livelli di conoscenza che sono disponibili, dalla genetica alla clinica alla epidemiologia rappresentano un universo che non può essere lasciato ai pochi (e rigorosamente non responsabili né trasparenti) padroni di intelligenze che considerano la variabilità delle vite e delle culture come un fattore di confondimento.

Fiducia e trasparenza. Gli studi di popolazione sono stati prodotti da popolazioni di ricercatori che si riconoscevano come parte di un progetto comune, che poteva produrre conoscenza affidabile se ognuno, al di là dei controlli, era un soggetto autonomo di ricerca. E’ interessante che nel dossier sopra ricordato (6), uno dei più grandi amici del GISSI, Salim Yusuf (…. lo scalatore di montagne, come lo racconta una sua biografia recente (7)) parla del primo GISSI come espressione privilegiata della grande sperimentazione di democrazia che l’Italia stava allora realizzando con il Sistema Sanitario Nazionale.

Non c’è dubbio che le parole così ricordate possano suonare strane, in uno scenario di mercato, dove tutte le regole del gioco sono ben stabilite e soprattutto intoccabili, ed affidate per la loro gestione nei tanti scenari sanitari ad una amministrazione-burocrazia dominante, non certo per una migliore competenza, efficienza e sicurezza del soggetto malato. La memoria riassunta nelle poche parole appena formulate non ha nulla di nostalgico. Né di ingenuo. Senza illusioni, e al di là della loro praticabilità più o meno immediata, le parole che riproponiamo, tradotte con tutta la libertà necessaria per i diversi scenari tecnici, politici, economici che si incrociano nella medicina, si propongono, come ai tempi dei primi GISSI, come un’ipotesi di ricerca da affrontare anche nel futuro con il coraggio pieno di incertezze con cui Fausto Rovelli lanciò l’ANMCO nella prima avventura del GISSI.

Bibliografia

  1. Effectiveness of intravenous thrombolytic treatment in acute myocardial infarction. Gruppo Italiano per lo Studio della Streptochinasi nell’Infarto Miocardico (GISSI). Lancet 1986;1:397-402.
  2. Tavazzi L, Maggioni AP, Tognoni G; GISSI. Participation versus education: the GISSI story and beyond. Am Heart J 2004;148:222-9. doi: 10.1016/j.ahj.2004.02.015.
  3. Braunwald E. Happy birthday, GISSI! Am Heart J 2004;148:187. doi: 10.1016/j.ahj.2004.03.057.
  4. Sleight P. We could all learn from the Italian cardiologists. Am Heart J 2004;148:188-9. doi: 10.1016/j.ahj.2004.03.055.
  5. Armstrong PW, Kaul P; VIGOUR group. Charting the course of clinical research: from an inspired past to a promising future. Am Heart J 2004;148:190-2. doi: 10.1016/j.ahj.2004.03.054.
  6. Yusuf S; GISSI. Transforming the scientific, health care, and sociopolitical culture of an entire country through clinical research: the story of GISSI. Am Heart J 2004;148:193-5. doi: 10.1016/j.ahj.2004.03.056.
  7. Mathew J, Xavier D. Climbing Mountains. The Journey to Beat the World’s Biggest Killer. Buckingham, UK: Libri Publishing, 2026.
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