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Farmacie e DM 77/2022: integrazione o sostituzione funzionale nell’assistenza territoriale?

n. 2 – 2026 Ultima pubblicazione

Farmacie e DM 77/2022: integrazione o sostituzione funzionale nell’assistenza territoriale?

Nel 2026 scade il termine per l’attuazione del DM 77/2022, con cui il governo Draghi ha avviato la riorganizzazione del SSN in coerenza con gli obiettivi della “Missione 6” del PNRR, dedicata al potenziamento dell’assistenza territoriale.
Fulcro del provvedimento è l’istituzione delle Case di Comunità (CdC), per le quali vengono definiti standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi, nell’ambito di un modello fondato sulla presa in carico multiprofessionale del paziente cronico e fragile.
Nell’allegato 1 al DM 77 le farmacie ubicate uniformemente sull’intero territorio nazionale, vengono definite “presidi sanitari di prossimità e rappresentano un elemento fondamentale ed integrante del Servizio sanitario nazionale.” In particolare, la rete capillare delle farmacie convenzionate con il SSN assicura quotidianamente prestazioni di servizi sanitari a presidio della salute della cittadinanza: in tale ambito vanno inquadrate la dispensazione del farmaco, la possibilità per i pazienti cronici di usufruire di un servizio di accesso personalizzato ai farmaci, la farmacovigilanza, le attività riservate alle farmacie dalla normativa sulla c.d. “Farmacia dei Servizi” (D. Lgs.  153/2009), l’assegnazione delle nuove funzioni tra le quali le vaccinazioni anti-Covid e antinfluenzali, la somministrazione di test diagnostici a tutela della salute pubblica. Quanto appena descritto, circa le attività svolte dalle farmacie, si innesta integralmente con le esigenze contenute nel PNRR riguardanti l’assistenza di prossimità, l’innovazione e la digitalizzazione dell’assistenza sanitaria”. La norma delinea quindi un ruolo integrativo e complementare tra Case della Comunità e farmacie, da realizzarsi sulle molteplici attività indicate dal DM77. Il legislatore prende atto dell’esistenza di una rete capillare di strutture facilmente accessibili in grado di fornire servizi sanitari, nelle forme previste dall’esperienza maturata nell’ambito della “farmacia dei servizi”, disciplinata da specifici decreti. (1,2)
Tuttavia, secondo i dati resi noti da Agenas, l’attuazione del DM 77 è in forte ritardo, sia per quanto riguarda la realizzazione fisica delle CdC che per la dotazione di personale medico e infermieristico, con forti differenze regionali (tabella I e figura 1).

Tabella I – – Case della Comunità: sintesi nazionale (dati al 31/12/2025) (3)

Indicatore (nazionale)Valore
Case della Comunità (CdC) programmate (CIS + extra CIS)1.715
CdC con almeno un servizio obbligatorio attivo781
CdC con tutti i servizi obbligatori attivi (ma senza presenza medica/infermieristica secondo standard)219
CdC pienamente operative (tutti i servizi obbligatori + presenza medica e infermieristica secondo standard)66
CdC totalmente mancanti (nessun servizio obbligatorio dichiarato attivo)649
Nota di lettura. Nel report AGENAS l’“attivazione” è rilevata tramite questionario e riguarda l’attivazione dei servizi previsti dal DM 77/2022 (non l’avanzamento edilizio PNRR). “Pienamente operative” = servizi obbligatori attivi e presenza medica e infermieristica secondo gli standard (CdC hub/spoke). “Mancanti” = nessun servizio obbligatorio dichiarato attivo.  

Figura 1 – “Strutture di programmazione”
Strutture di programmazione regionale assimilabili a CdC con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi incluso presenza medica e infermieristica secondo DM 77/2022 (% rispetto alla programmazione regionale (3).

In questa situazione, ci si può chiedere: se, anche solo in parte e in via di fatto, le farmacie finissero per assumere un ruolo complementare rispetto alle CdC, quali sarebbero gli effetti sull’attuazione della riforma e sull’evoluzione stessa del servizio farmaceutico?
La domanda appare pertinente alla luce di alcuni provvedimenti normativi e di orientamenti emersi nel dibattito pubblico, che sembrano incoraggiare un ampliamento del ruolo delle farmacie. Pur non configurando formalmente un’alternativa alle CdC, tali sviluppi potrebbero, nel tempo, incidere sugli equilibri previsti dal modello delineato dal DM 77.

La farmacia dei servizi

Sotto questa definizione si devono oggi ricomprendere numerose attività, alcune delle quali introdotte spontaneamente nelle farmacie già a partire dagli anni ’90: queste attività hanno trovato una loro disciplina normativa in alcuni decreti ministeriali emanati nel periodo 2009-2012 che ne hanno sancito la legittimità.
A partire dal 2017 e fino al 2025 sono stati stanziati fondi per la sperimentazione dei nuovi servizi. Con la legge di bilancio 2026 lo stanziamento è stato incrementato da 25 a 50 milioni e i servizi resi dalle farmacie sono stati stabilmente integrati nel Servizio sanitario nazionale, riconoscendo le farmacie come “strutture eroganti prestazioni sanitarie e sociosanitarie.” (4).
A questo si aggiunga quanto previsto dal “Decreto Semplificazioni” che prevede la possibilità per le farmacie di erogare i servizi sanitari anche in locali separati da quelli destinati alla dispensazione dei medicinali, con apposita insegna recante la denominazione “Farmacia dei servizi” e la croce verde identificativa (5), rafforzando di fatto il ruolo della farmacia nel sistema territoriale.
Ovviamente, il sistema farmacia (FOFI e associazioni delle farmacie, sia pubbliche che private) si è dimostrato favorevole a questi provvedimenti, in un contesto di sostanziale allineamento con l’attuale indirizzo del Ministero della Salute.
Va ricordato inoltre che alcune posizioni espresse in precedenza dall’ on. Gemmato, oggi viceministro – erano inizialmente critiche nei confronti del modello delle CdC (6), modello successivamente accettato nel quadro degli impegni assunti con il PNRR, pur con l’intento dichiarato di introdurvi dei correttivi. (7)
Alla luce di questi due processi, ritardo nell’attuazione delle CdC ed espansione delle funzioni delle farmacie, emerge un possibile rischio: in assenza di un pieno sviluppo delle strutture previste dal DM 77/2022, alcune funzioni dell’assistenza territoriale potrebbero essere progressivamente svolte da altri setting già operativi, tra cui le farmacie. Si tratterebbe non di una scelta esplicita di policy, ma di un effetto emergente determinato dall’interazione tra offerta disponibile e domanda di servizi. In questo scenario, la farmacia potrebbe contribuire a garantire accesso a prestazioni sanitarie di base (es. prenotazioni, telemedicina, diagnostica di primo livello), ma difficilmente potrebbe sostituire le CdC nelle funzioni più complesse, quali la presa in carico continuativa del paziente cronico e il coordinamento multiprofessionale.

Problemi aperti

Qualunque sarà l’evoluzione delle cose nel prossimo futuro, si propongono alcune riflessioni riguardanti la farmacia e la professione di farmacista sulle quali si potrebbe aprire un dibattito:

a.         Le farmacie non sono tutte uguali, pur essendo tutte convenzionate con il SSN. Le differenze sono profonde e riguardano la proprietà (pubblica o privata; farmacie indipendenti o facenti parte di catene), le dimensioni, le dotazioni tecnologiche, la disponibilità di personale e la capacità organizzativa. Un eccessivo spostamento di servizi sul sistema farmacia comporta il rischio di provocare un’ulteriore crescita delle farmacie grandi e meglio situate logisticamente e di maggiori difficoltà per le farmacie presenti in piccoli centri o aree disagiate, dove probabilmente vive una maggiore quota di persone fragili e bisognose di servizi. In tali contesti, l’incremento delle attività richieste potrebbe rendere più difficile garantire in modo continuativo ed efficace l’insieme dei servizi attesi dalla popolazione.

b.         Non tutti i servizi hanno lo stesso valore in termini di rilevanza per la professione del farmacista. Alcuni (es. servizi amministrativi – come prenotazioni o scelta del medico – ma anche alcune prestazioni di telemedicina), pur avendo una loro utilità nel sistema, non sempre richiedono in modo diretto le competenze specifiche del farmacista e rischiano di assorbire tempo e risorse professionali in attività prevalentemente organizzative o tecniche, laddove non sia possibile affidarle ad altro personale.

c.         I servizi proposti dalle farmacie sono numerosi (Tabella II) e si aggiungono all’attività tradizionale di dispensazione dei medicinali e alle attività più propriamente commerciali; non tutti i servizi approvati dalle norme potranno essere forniti, in linea di massima, da una stessa farmacia. Diversamente si rischierebbe di attribuire al farmacista un profilo professionale eccessivamente esteso e difficilmente sostenibile sul piano organizzativo.

Tabella II – I servizi in farmacia

Servizio  Specifiche
Servizi cognitivi, anche a domicilio [C]Monitoraggio dell’aderenza terapeutica (es.: diabete; BPCO; ipertensione).Partecipazione a iniziative per il corretto utilizzo dei medicinaliFarmacovigilanzaCampagne di educazione sanitariaServizio di accesso personalizzato ai farmaci.  
Servizio Vaccinazioni in farmacia  Somministrazione vaccini: anti-COVID-19antinfluenzali(progressiva estensione ad altri vaccini)  
Servizi diagnostici di prima istanza e test diagnostici di uso professionaleTest analitici su sangue capillare (glicemia, colesterolemia, trigliceridemia, test di gravidanza); test urine; screening colon-retto (distribuzione kit) test di screening virus dell’epatite C test diagnostici ai fini dell’appropriatezza prescrittiva, per il contrasto all’antibiotico-resistenza; test diagnostici che prevedono il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo.  
Servizi di telemedicinaECGHolter cardiacoHolter pressorioRefertazione a distanza  
Prestazioni professionali di infermieri e fisioterapisti in farmaciaPrestazioni infermieristiche (es. medicazioni, vaccinazioni, telemedicina); Prestazioni fisioterapiche (su prescrizione).
Servizi di front-office sanitarioPrenotazione di prestazioni sanitarie;   Nota: A seguito di accordi regionali possono essere attivate ulteriori prestazioni quali:  Pagamento dei ticket Attivazione della scelta del medico di MG e PLS, Ritiro dei referti in farmaciaImplementazione Fascicolo Sanitario  
Servizi relativi alla distribuzione e dispensazione di farmaci e dispositivi medicia favore di pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, comprese miscele per la nutrizione artificiale e antidolorifici (consegna a domicilio)Erogazione farmaci A-PHT per conto del le ASL

d.          Anche per questo sarebbe auspicabile eliminare dalle farmacie quei “pseudoservizi” che non dispongono di un adeguato supporto scientifico (es. alcuni test per allergie alimentari, analisi del capello, test per lo stress ossidativo…), che rischiano di generare disinformazione nei cittadini e di compromettere la credibilità complessiva del sistema.

e.        Se le attività diagnostiche di base e i servizi amministrativi risultano ormai relativamente diffusi nelle farmacie, molto meno diffusi sono i servizi cognitivi: revisione della terapia, supporto all’aderenza del paziente, counseling sul farmaco, educazione sanitaria. Questo ambito rappresenta probabilmente il nucleo più coerente con l’evoluzione della professione verso modelli di pharmaceutical care, ma richiede investimenti, formazione e integrazione con i medici di medicina generale, che ad oggi risultano ancora limitati.  

f.        Per alcuni servizi mancano ancora standard operativi convalidati e le modalità della loro erogazione risultano estremamente variabili. La ‘farmacia dei servizi’ dovrà necessariamente dotarsi di strumenti di controllo della qualità indipendenti e trasparenti se vuole essere pienamente credibile. Ciò vale in particolare per le prestazioni di diagnostica di primo livello, nelle quali sarebbe auspicabile una più ampia diffusione di programmi esterni di valutazione della qualità, analoghi a quelli adottati dai laboratori clinici accreditati. (8). Una richiesta analoga è stata recentemente presentata da Agenas per alcune attività di telemedicina, dove la qualità del servizio dipende attualmente, in larga misura, dall’organizzazione della singola farmacia. (9)

g.     Non sempre gli interessi della farmacia come impresa coincidono con quelli del farmacista come professionista e diverse sono le aspirazioni di chi opera nelle farmacie: titolari, farmacisti direttori, farmacisti collaboratori, altro personale: l’espansione dei servizi può rappresentare un’opportunità economica per l’impresa farmacia, ma richiede un investimento significativo in termini di competenze e responsabilità per i secondi, non sempre riconosciuti, anche economicamente, in modo adeguato.

h.    Occorre infine riflettere su una apparente contraddizione: mentre la farmacia italiana sembra avere raggiunto importanti livelli di riconoscimento istituzionale e sociale, si osserva una progressiva riduzione del numero di farmacisti disponibili e delle nuove iscrizioni ai corsi di laurea in farmacia. Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia, ma nel nostro Paese appare aggravato dai bassi livelli retributivi e da altri fattori, tra cui le limitate prospettive di carriera, il disallineamento tra la formazione universitaria e le attività effettivamente svolte nella pratica professionale, le difficoltà di conciliazione tra vita lavorativa e vita privata e la maggiore attrattiva esercitata da altri sbocchi professionali. Se non verranno individuate soluzioni efficaci a questi problemi, anche lo sviluppo e la sostenibilità della ‘farmacia dei servizi’ potranno risultarne compromessi.

Conclusioni

La farmacia territoriale rappresenta senza dubbio una risorsa strategica per il rafforzamento dell’assistenza primaria. La sua capillarità e accessibilità la rendono un presidio potenzialmente centrale nella promozione della salute e nel migliorare l’utilizzo dei farmaci e dei servizi. Il ritardo nell’attuazione delle Case della Comunità non dovrebbe tradursi, neppure implicitamente, in una delega alla farmacia di funzioni che richiedono un contesto organizzativo e clinico più strutturato. La vera sfida non è ampliare indiscriminatamente il perimetro delle attività, ma costruire un modello coerente, in cui la farmacia sia:

  • pienamente integrata nella rete territoriale,
  • dotata di standard operativi chiari,
  • sostenuta da un sistema di remunerazione adeguato,
  • e inserita in percorsi assistenziali condivisi con gli altri professionisti.

In assenza di queste condizioni, il rischio è quello di un ampliamento solo apparente dei servizi, senza un reale miglioramento dell’assistenza al cittadino.

Bibliografia

  1. L. n. 69 del 18-6-2009, art.11
  2. D.Lgs. n. 153 del 03.10.2009
  3. AGENAS: Report nazionale di sintesi dei risultati del monitoraggio dm 77/2022,  Secondo  semestre 2025, aggiornamento 08/04/2026
  4. Legge 30 dicembre 2025, n. 199, c. 351 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028.
  5. Legge 2 dicembre 2025, n. 182, art.60
  6. Riforma cure primarie. Gemmato (FdI): “No alle Case di Comunità, non garantiscono la prossimità delle cure. Bisogna invece puntare di più sui medici di famiglia e i farmacisti. Quotidianio Sanità, 29 settenbre 2022
  7. Sanità territoriale, Gemmato: Case di comunità non bastano, puntare su farmacie e Mmg,  Farmacista 33, 28 novembre 2022
  8. Poct in farmacia, contro anche l’Anaao. Produttori e fornitori: puntare sulla qualità | Pharmacia Scanner]
  9. Agenas chiede dati di qualità e interoperabilità. Quotidiano Sanità 21 aprile 2026

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Gian Franco Nasi
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