Il quadro attuale dell’Evidence-Based Medicine e alcune controversie irrisolte
Pubblicato a Marzo 2026Introduzione
Negli ultimi due decenni si sono verificati cambiamenti rilevanti nel mondo della evidence-based medicine (EBM), intesa come integrazione tra le migliori evidenze scientifiche disponibili, l’esperienza clinica e i valori e le preferenze del paziente.
Negli anni più recenti sono emerse nuove problematiche, spesso sviluppatesi in modo progressivo e non sempre immediatamente percepibile. È inoltre prevedibile che ulteriori trasformazioni possano verificarsi nel prossimo futuro con una velocità maggiore rispetto al passato, anche in relazione alla crescente diffusione degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Alla luce di questo contesto in evoluzione, appare utile proporre una riflessione sullo stato attuale dell’EBM, con particolare riferimento ad alcune criticità che influenzano la produzione, la valutazione e la diffusione delle evidenze scientifiche. Il presente articolo rappresenta una riflessione critica basata su una revisione narrativa della letteratura e sull’esperienza professionale dell’autore.
In questa analisi vengono identificate tre principali aree problematiche, tra loro diverse ma strettamente interconnesse:
- la crescita del numero di riviste e di articoli scientifici;
- la crescente difficoltà di sostenere il sistema di peer review;
- i cambiamenti nei modelli economici della pubblicazione scientifica legati alla diffusione dell’Open Access.
Principali criticità
Crescita del numero di riviste e di articoli scientifici
A partire dagli anni Novanta si è osservata una crescita molto rilevante del numero di riviste biomediche e, parallelamente, del numero di articoli pubblicati. Utilizzando la banca dati PubMed come riferimento indicativo del volume complessivo della letteratura biomedica, il numero di articoli pubblicati nei successivi quinquenni mostra un aumento progressivo, particolarmente evidente a partire dagli anni Duemila. Complessivamente, il numero totale di citazioni indicizzate in PubMed ha superato i 38 milioni all’inizio del 2026.
Dal punto di vista dei lettori e dei ricercatori, la crescente disponibilità di articoli scientifici comporta difficoltà sia quantitative sia qualitative. Da un lato, risulta sempre più difficile orientarsi nella grande quantità di informazioni disponibili; dall’altro, emergono problemi di eterogeneità metodologica e di qualità scientifica, accentuati anche dalla diffusione delle cosiddette riviste predatorie, una tematica discussa più avanti in maggior dettaglio (paragrafo “ il fenomeno delle riviste predatorie”).
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha iniziato a rendere disponibili strumenti capaci di velocizzare in modo significativo le ricerche bibliografiche e la sintesi delle evidenze. Tali strumenti potrebbero contribuire a gestire meglio la crescente quantità di letteratura scientifica, anche se il problema della proliferazione delle riviste rimane difficilmente controllabile.
Il sistema di peer review
La peer review rimane lo strumento principale attraverso cui le riviste scientifiche cercano di garantire la qualità metodologica degli articoli pubblicati. Tuttavia, il sistema di referaggio si basa in larga parte sull’attività volontaria e non remunerata dei ricercatori più esperti, che rappresentano i principali revisori.
L’aumento del numero di riviste e di manoscritti sottomessi ha determinato una crescente difficoltà nel reperire revisori disponibili. Studi recenti indicano che, per ottenere almeno due revisioni complete, gli editor devono spesso inviare numerosi inviti ai potenziali revisori, con valori medi superiori a sei inviti per manoscritto e con ampia variabilità tra le diverse riviste.
Parallelamente, il tasso di accettazione degli inviti al referaggio tende a diminuire, con un aumento dei rifiuti espliciti e delle mancate risposte. Questa situazione contribuisce ad allungare i tempi di revisione e a rendere più difficile il funzionamento complessivo del sistema editoriale.
Un ulteriore elemento emergente riguarda il possibile utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nel processo di peer review. In linea teorica tali strumenti potrebbero supportare l’attività dei revisori, ma esiste anche il rischio che il referaggio venga delegato in modo eccessivo a sistemi automatici, con conseguenti problemi di qualità e di trasparenza che risultano attualmente difficili da quantificare.
Open Access e sostenibilità economica
Negli ultimi due decenni si è progressivamente ridotto il numero di riviste che pubblicano articoli senza costi per gli autori secondo il modello tradizionale basato sugli abbonamenti (“subscription journals”). Parallelamente si è assistito a un aumento delle riviste Open Access, nelle quali la pubblicazione degli articoli richiede il pagamento di una quota denominata Article Processing Charge (APC).
L’importo delle APC può variare considerevolmente, con valori che vanno orientativamente da alcune centinaia a diverse migliaia di euro per articolo. Questo cambiamento ha determinato nuovi problemi di sostenibilità economica, soprattutto per gruppi di ricerca con elevata produttività scientifica.
Nel contesto italiano, tali difficoltà risultano particolarmente rilevanti per i ricercatori ospedalieri e per il personale delle aziende sanitarie, che spesso non dispongono di fondi specificamente destinati alle spese di pubblicazione. Al contrario, i ricercatori universitari possono più frequentemente accedere a finanziamenti istituzionali dedicati.
Il fenomeno delle riviste predatorie
In parallelo con il crescente numero di riviste che pubblicano in Open Access, si è diffuso un sottogruppo di riviste, le cosiddette “predatorie”, finalizzate al solo obiettivo di fare profitto. Si tratta di riviste che si caratterizzano per l’importo elevato dell’APC e, soprattutto, vengono meno al requisito della peer-review la quale risulta essere assente, o fittizia o comunque manipolata. L’assenza di peer-review determina l’inevitabile risultato di una scarsa o nulla qualità scientifica di queste riviste. Lo spazio crescente conquistato da queste riviste è anche il risultato della loro politica aggressiva di autopromozione: il metodo più comune è quello di scrivere via mail ad un numero ben selezionato di potenziali autori, invitandoli alla sottomissione di un articolo.
L’identificazione di queste riviste costituisce un problema oggettivo, tuttora pressoché irrisolvibile. Da un punto di vista storico, il termine “rivista predatoria” fu coniato intorno al 2010 dal bibliotecario Jeffrey Beall, il quale pubblicò e mantenne la famosa Beall’s list fino al 2017 (data in cui lo stesso Beall decise di rimuoverla per svariate ragioni) (5). Più avanti, nel 2019, fu pubblicato su Nature uno studio condotto da un gruppo multidisciplinare di ricercatori (3), che propose una definizione condivisa di questo termine. Tuttavia, nonostante un ampio dibattito (2), la comunità scientifica non ha mai raggiunto il consenso su questa definizione. Infine, va ricordato che, come ulteriore aspetto negativo, un sottogruppo di queste riviste è riuscito ad ottenere l’indicizzazione su banche dati bibliografiche internazionali.
Potenziali contromisure
Indicizzazione delle riviste
Attualmente, l’inclusione di una rivista nelle principali banche dati biomediche non avviene automaticamente ma richiede un processo di selezione strutturato. In particolare, per l’indicizzazione in MEDLINE — principale fonte delle citazioni presenti in PubMed — la National Library of Medicine valuta la qualità scientifica ed editoriale della rivista mediante revisione da parte di esperti indipendenti, sulla base degli articoli pubblicati negli anni recenti (1).
Poiché le principali banche dati bibliografiche svolgono un ruolo centrale nella diffusione delle evidenze scientifiche, l’adozione di criteri più selettivi per l’indicizzazione delle riviste potrebbe contribuire a contenere gli effetti negativi della proliferazione delle pubblicazioni scientifiche. Tuttavia, si tratta di un fenomeno complesso il cui governo dipende anche dai modelli economici della pubblicazione scientifica.
Reclutamento dei revisori
Tra le possibili strategie volte a migliorare il reclutamento dei revisori merita di essere menzionato il sistema dei cosiddetti waiver, che prevede la concessione di riduzioni delle APC a favore dei revisori che svolgono attività di referaggio per riviste appartenenti alla stessa casa editrice.
In alcuni casi tali riduzioni possono essere cumulate anche tra coautori diversi, contribuendo in modo significativo alla copertura dei costi di pubblicazione. Tuttavia, la presenza di incentivi economici potrebbe comportare anche effetti indesiderati, tra cui il rischio di revisioni di qualità insufficiente o eccessivamente rapide.
Sostenibilità economica delle APC
Una caratteristica peculiare delle APC è che il loro ammontare rimane generalmente indipendente dal numero degli autori dell’articolo. Questa impostazione può favorire alcune distorsioni, tra cui l’inclusione di coautori con contributo scientifico limitato o l’inserimento di ricercatori con il principale ruolo di garantire la copertura economica delle spese di pubblicazione.
È improbabile che questo problema possa essere completamente risolto, anche perché editori e autori hanno inevitabilmente interessi diversi: gli editori tendono a mantenere un sistema tariffario semplice e uniforme, mentre per gli autori il valore scientifico di un articolo si riflette spesso negli indicatori bibliometrici individuali.
Nel contesto italiano potrebbero essere ipotizzate alcune misure di miglioramento, come l’adozione di criteri più omogenei tra università diverse per la copertura delle APC e la creazione di specifiche fonti di finanziamento pubblico destinate ai ricercatori del Servizio sanitario nazionale.
Limitazioni della presente analisi
Questa analisi si è principalmente focalizzata su questioni legate all’editoria scientifica e non ha preso in considerazione altre rilevanti tematiche dell’EBM che saranno trattate in successivi articoli (ad es. publication bias, studi randomizzati vs “real-world”, ruolo dei confronti indiretti, impatto dei conflitti di interesse, etc).
Considerazioni finali
Nel contesto attuale dell’EBM, caratterizzato da rapidi cambiamenti nel sistema di produzione e diffusione delle evidenze scientifiche, gli indicatori bibliometrici continuano a svolgere un ruolo centrale nella valutazione delle riviste e dei ricercatori.
Tra gli indicatori più utilizzati rimangono l’Impact Factor delle riviste e l’indice di Hirsch (H-index) dei ricercatori, entrambi basati sul numero di citazioni ricevute. Nonostante le numerose critiche e i limiti ben documentati, tali indicatori continuano a essere ampiamente utilizzati anche in assenza di alternative universalmente accettate.
Entrambi gli indicatori sono potenzialmente soggetti a manipolazioni, anche attraverso pratiche di co-autorship non pienamente giustificate dal contributo scientifico individuale. In generale, tuttavia, l’Impact Factor appare meno suscettibile a distorsioni rispetto all’H-index individuale.
Non esiste attualmente una fonte ufficiale completamente gratuita e universalmente accettata per la consultazione sistematica degli indicatori bibliometrici, che vengono calcolati con metodologie parzialmente diverse nelle principali banche dati bibliografiche.
Nel complesso, le criticità discusse in questo lavoro riflettono trasformazioni profonde del sistema editoriale scientifico che stanno influenzando in modo crescente il funzionamento dell’evidence-based medicine. Comprendere tali cambiamenti rappresenta un passaggio essenziale per individuare strategie che consentano di mantenere l’affidabilità e la sostenibilità del sistema delle evidenze scientifiche.
Bibliografia
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