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Polifarmacoterapia: quando di più non vuol dire meglio

n. 4 - 2025

Polifarmacoterapia: quando di più non vuol dire meglio

Il termine polifarmacoterapia, coniato circa 150 anni fa, era definito secondo un criterio numerico. Il cut-off che da allora definisce una polifarmacoterapia è di 5 farmaci per paziente, in quanto era questo il valore associato a eventi avversi come cadute, fragilità, disabilità, e mortalità negli anziani (1). Sono infatti gli anziani ad assumere più farmaci, come evidenziano i dati del rapporto OSMED 2024 riportati di seguito (2):

  • nel 2024 ogni utilizzatore ultrasessantacinquenne ha assunto in media 7,6 sostanze farmacologiche (ATC V livello) differenti, con un valore crescente all’avanzamento dell’età: 5,9 sostanze/utilizzatore nella fascia tra 65 e 69 anni di età e 8,7 sostanze/utilizzatore negli ultra-ottantacinquenni. Questi valori sono sostanzialmente analoghi anche analizzando i dati per sesso.
  • Considerando la coorte di utilizzatori in relazione al numero di principi attivi diversi assunti, si apprezza che il 68,1% di quelli di età ≥ 65 anni ha ricevuto prescrizioni di almeno 5 diverse sostanze (e quindi rientra nella definizione di utilizzatore di politerapia) nel 2024 e addirittura circa uno su tre (28,3%) di età ≥ 65 anni assume almeno 10 principi attivi diversi nel corso dell’anno.

Tuttavia, il criterio esclusivamente numerico ha dimostrato i suoi limiti con l’avanzare dei progressi in tema di ricerca farmacologica di base e di ricerca clinica in ambito di farmacoterapia. Le evidenze scientifiche documentano, infatti, che il discriminante non è il numero dei farmaci ma il loro uso appropriato. Ad esempio, pazienti con 6 o più patologie concomitanti trattati appropriatamente con 4-6 farmaci/paziente non presentano rischi di ospedalizzazione superiori a pazienti analoghi trattati con 1-3 farmaci/paziente (3). 

Ancora: è noto che in alcune situazioni la associazione di più farmaci aumenta l’efficacia e consente di raggiungere risultati più favorevoli in termini di outcome maggiori di salute rispetto alla monoterapia: citiamo a mo’ di esempi: la terapia della ipertensione arteriosa (che va necessariamente fatta da farmaci usati in associazione fin dall’inizio se i valori pressori sono di un certo livello), o alla terapia di prevenzione secondaria dopo sindromi coronariche acute, ove usualmente si utilizzano, in maniera appropriata,  associazioni di antiaggregante, ACE-inibitore, betabloccante, uno o più ipolipemizzanti.

In buona sostanza quindi, pur se il criterio numerico conserva una sua importanza in quanto indicatore di una potenziale inappropriatezza prescrittiva, tanto più possibile quanto più la popolazione interessata dalla poliprescrizione è anziana, l’obiettivo verso cui tendere nella pratica clinica è quello di promuovere l’uso appropriato di più farmaci con le stesse finalità dell’uso di una monoterapia farmacologica (4):

  1. raggiungere obiettivi di salute ben definiti ed importanti per il paziente
  2. prevenire le reazioni avverse.

 

Raggiungere obiettivi di salute ben definiti ed importanti per il paziente

Gli interrogativi che il prescrittore deve porsi prima di fare una prescrizione di più farmaci sono gli stessi da porsi prima di prescrivere un unico farmaco e cioè:

  • Quale è/sono l’obiettivo/i di salute che vorrei far raggiungere al paziente?
  • Quanto l’obiettivo di salute è rilevante per il paziente in base alle sue condizioni cliniche e alle sue preferenze?
  • È ragionevolmente raggiungibile in base alle caratteristiche del paziente e del farmaco?
  • I farmaci che sto per prescrivere si sono dimostrati efficaci per il raggiungimento dell’obiettivo di salute in studi clinici che hanno arruolato pazienti con caratteristiche cliniche analoghe al mio? 
  • Come intendo misurare l’obiettivo?
  • Quanti farmaci sono necessari per raggiungere l’obiettivo?
  • Sono tutti necessari?
  • Le caratteristiche del paziente/le condizioni sociali in cui vive, assicurano ragionevolmente una adeguata compliance al trattamento?
  • I controlli clinico/laboratoristici/strumentali necessari per la valutazione di efficacia della polifarmacoterapia che sto per prescrivere sono accettabili per il paziente e praticabili in relazione alla situazione familiare, logistica, sociale ed economica? Ove tali controlli non fossero praticati la salute del paziente può essere messa a grave rischio? 

    Se la politerapia è in essere da tempo è necessario, ai fini dell’appropriatezza prescrittiva, rivalutare periodicamente le indicazioni di uso dei vari farmaci:
    • Gli obiettivi sono ancora raggiungibili ed importanti per il paziente?
    • Sono sopravvenute situazioni cliniche (es. nuove patologie) che possono inficiare l’appropriatezza di uso dei farmaci?
    • Se pertinente: l’aggiunta del farmaco che sto per prescrivere può ragionevolmente aggiungere efficacia alla terapia in essere?

Prevenire le reazioni avverse  

  • Le caratteristiche cliniche del paziente sono tali da esporlo alle reazioni avverse dei farmaci in uso con una frequenza probabilisticamente maggiore della media dei pazienti trattati con quel/quei farmaci?
  • Quale è la frequenza delle reazioni avverse ai farmaci in studi clinici che hanno arruolato pazienti analoghi al mio (se disponibili)?
  • Le caratteristiche del paziente/le condizioni sociali in cui vive, assicurano ragionevolmente una adeguata compliance al trattamento?
  • I controlli clinico/laboratoristici/strumentali necessari per la valutazione di tossicità della polifarmacoterapia che sto per prescrivere sono accettabili per il paziente e praticabili in relazione alla situazione familiare, logistica, sociale ed economica?
  • Ove tali controlli non fossero praticati la salute del paziente può essere messa a rischio sostanziale?

    Se la politerapia è in essere da tempo:

    • Sono sopravvenute situazioni cliniche (es. nuove patologie) che possono modificare il profilo di sicurezza dei farmaci che il paziente sta assumendo, inclusa la compliance?
    • Se pertinente: Il farmaco aggiuntivo che sto per prescrivere può modificare il profilo di sicurezza della terapia in essere?
    • Ho rivalutato le interazioni?
    • La compliance rimane accettabile anche con la nuova aggiunta?
    • I controlli necessari rimangono praticabili?


Fatte queste doverose considerazioni introduttive al problema, va ribadito, come già detto sopra, come la letteratura scientifica segnali che la prescrizione di più farmaci in uno stesso paziente comporti un rischio concreto di una prescrizione inappropriata.

Quali sono le cause di una polifarmacoterapia a rischio elevato di inappropriatezza?

La “frammentazione” delle cure

La situazione che più spesso espone il paziente ad un eccesso prescrittivo, con connesse problematiche di interazioni ed effetti avversi da farmaco, è quella secondaria all’inserimento, nel percorso di cura del paziente, di molteplici “tappe”, rappresentate ciascuna da differenti punti di contatto con “prestatori d’opera sanitaria”, in diversi regimi assistenziali: ricoveri ospedalieri, specialisti d’organo ambulatoriali e medici di medicina generale… senza contare farmaci “da banco” e prodotti erboristici. In assenza/latitanza di una figura professionale che prenda in carico il paziente nella sua interezza (caratteristiche cliniche, istanze di valori/preferenze, condizioni familiari e socioeconomiche), manca l’integrazione ed il coordinamento necessari per la valutazione critica della polifarmacoterapia, con particolare riferimento alla mancanza di riconciliazione farmacologica nei momenti di transizione di cura (ricovero, dimissione, visita specialistica), ed alla deprescrizione.

La cascata prescrittiva

La cascata prescrittiva descrive il processo in cui un effetto avverso provocato da un farmaco viene interpretato come sintomo di una nuova patologia, inducendo l’avvio di un’ulteriore terapia farmacologica. Questo meccanismo a cascata aumenta progressivamente la numerosità dei farmaci prescritti ed il rischio di eventi avversi e rende più difficile risalire alla causa originaria del disturbo. Un esempio classico è l’insorgenza di edema periferico da calcio-antagonisti, trattato impropriamente con un diuretico, che può a sua volta indurre ipovolemia, squilibri elettrolitici o ipotensione. Altri scenari frequenti includono: tosse da ACE-inibitori – scambiata per bronchite cronica; disturbi extrapiramidali da antipsicotici trattati con farmaci antiparkinsoniani; stipsi da oppioidi affrontata con lassativi cronici senza revisione analgesica; sintomi cognitivi da farmaci anticolinergici interpretati come deterioramento neurodegenerativo e trattati con inibitori delle colinesterasi.

L’errore è più probabile in caso di mancata rivalutazione delle terapie già in corso e di assenza di riconciliazione farmacologica.

La mancata identificazione del paziente a rischio

Il paziente più esposto a potenziale polifarmacoterapia inappropriata è costituito dal malato più fragile, da quello che assume più farmaci, e da quello che assume farmaci con la più stretta finestra terapeutica o indice terapeutico (intervallo tra la concentrazione minima al disotto della quale il farmaco è clinicamente inefficace e la concentrazione massima al di sopra della quale compaiono gli effetti tossici).

Di seguito alcune categorie di pazienti a rischio di polifarmacoterapia inappropriata (5):

  • pazienti ultra-50enni residenti in strutture sanitarie;
  • pazienti che affrontano situazioni di fine-vita;
  • pazienti che assumono più di dieci farmaci;
  • pazienti che assumono farmaci ad alto rischio di eventi avversi, a prescindere dal numero totale di farmaci assunti;
  • pazienti con aspettativa di vita breve.

Di seguito si riportano solo alcuni esempi di argomenti complessi ma ben documentati nella letteratura scientifica:

Riconoscere il malato con aspettativa di vita breve:

“surprise question”: saresti sorpreso se il malato morisse entro i prossimi 6-12 mesi?

Il test, molto semplice, è positivo se la risposta è “no”, consentendo in questo modo di identificare il malato a bassa aspettativa di vita; specificità e sensibilità sono migliori se l’operatore è esperto ed in popolazioni ad alto rischio di eventi (6); 

  • Il paziente che sceglie volontariamente una terapia di supporto a scopo “sintomatologico/palliativo” piuttosto che a scopo “guaritivo/curativo”;
  • Il paziente altamente dipendente per più attività di vita quotidiana a motivo di demenza avanzata, comorbidità o fase terminale di malattia d’organo.

Riconoscere il malato “fragile”:

  • può essere definito “fragile” quel malato che abbia ridotta capacità di superare una malattia senza perdere funzioni di performance;
  • molteplici sono le definizioni di “fragilità” proposte dalle società scientifiche, specie di ambito geriatrico; elemento fondamentale per un accurato riconoscimento è la valutazione multidimensionale, che mira a identificare tutti i determinanti di salute del soggetto: fisici, psichici, economici e relazionali;
  • al fine di rendere tale valutazione più oggettiva e misurabile, vi sono in letteratura diversi modelli standardizzati, taluni anche di facile utilizzo al letto del malato, ai quali si rimanda (7) (8) (9)(10).

In sintesi, il paziente fragile o in fase terminale presenta una finestra terapeutica più stretta, con un più alto rischio di effetti avversi significativi, ed è più esposto a eventi iatrogeni, sindromi geriatriche (delirium, cadute, incontinenza) e declino funzionale. Nella routine clinica, pertanto, il riconoscimento della fragilità e della terminalità dovrebbero essere considerati un “quinto segno vitale”, e divenire, assieme alla revisione periodica della terapia, parte integrante del piano di cura, in particolare dopo eventi acuti (ricovero, caduta, peggioramento cognitivo), al fine di decidere se il focus terapeutico debba essere orientato più alla riduzione del carico farmacologico e al miglioramento della qualità di vita, piuttosto che al raggiungimento aggressivo di target di prevenzione a lungo termine.

Le conseguenze dannose della polifarmacoterapia inappropriata

Ricoveri per eventi avversi da farmaco

Gli eventi avversi da farmaci (ADE) rappresentano una delle principali cause di accesso al pronto soccorso e di ricovero negli anziani. Studi europei stimano che circa il 10% dei ricoveri ospedalieri nei ≥65 anni sia attribuibile a eventi avversi da farmaco (11), con una quota di prevenibilità che oscilla fra il 45 e il 50% (12).

Lo studio nazionale francese IATROSTAT ha mostrato un incremento significativo dei ricoveri per ADE dal 3,6% nel 2007 all’8,5% nel 2018, con un costo medio per paziente di circa 5.200–6.000 euro (13). I farmaci più frequentemente coinvolti sono anticoagulanti, ipoglicemizzanti, FANS, diuretici e digitalici.

Cadute e fratture

La polifarmacoterapia aumenta il rischio di cadute e fratture, con un odds ratio complessivo di circa 1,7 negli anziani (14). Il rischio è particolarmente elevato per farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale (benzodiazepine, antidepressivi triciclici, antipsicotici, oppioidi) e per alcuni antipertensivi, soprattutto in presenza di ipotensione ortostatica. 

Delirium, carico anticolinergico e declino cognitivo

La polifarmacoterapia è un fattore di rischio indipendente per delirium in setting ospedaliero, con un incremento relativo di rischio di oltre il doppio nei pazienti che assumono ≥6 farmaci (15).

Con il termine “carico anticolinergico” ci si riferisce agli effetti cumulativi di farmaci con attività anticolinergica, i quali oltre che causare effetti avversi sul tratto digerente e urinario (secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria) sono stati correlati a peggioramento delle performance cognitive sia nel breve che nel lungo termine, incrementato rischio di cadute e incremento di mortalità totale e cardiovascolare (16). Un alto carico anticolinergico si è infatti associato a peggioramento delle performance cognitive e a un rischio aumentato di demenza (HR 1,5 per esposizione cumulativa elevata) (17), con rischio di demenza incrementato specie per antidepressivi triciclici, antipsicotici, antiparkinsoniani, antimuscarinici attivi sul basso tratto urinario e antiepilettici (18).

Anziani e popolazioni con deterioramento cognitivo sono a particolare rischio di effetti avversi quando esposti a farmaci con attività anticolinergica, anche a dosi terapeutiche.  Inoltre, l’effetto anticolinergico dei diversi farmaci è cumulativo.

Malnutrizione e disidratazione

L’assunzione contemporanea di numerosi farmaci può causare anoressia, alterazioni del gusto, nausea e disturbi gastrointestinali, con peggioramento dell’apporto nutrizionale. In studi osservazionali, l’assunzione di ≥6 farmaci si associa a un rischio quasi doppio di malnutrizione (OR 1,9) (19).

Perdita di qualità di vita e autonomia funzionale

La complessità del regime terapeutico aumenta il rischio di non aderenza e influenza negativamente la percezione dello stato di salute. Studi multicentrici hanno dimostrato che la iper-polifarmacoterapia (≥10 farmaci) e l’elevato carico anticolinergico si associano a punteggi più bassi di qualità di vita (EQ-5D/EQ-VAS) (20).

Polifarmacoterapia e ridotta funzionalità fisica coesistono frequentemente. È stato suggerito che la polifarmacoterapia sia associata a una compromissione della funzionalità fisica e a un declino funzionale, un aumentato rischio di cadute e mortalità (21). I farmaci, infatti, possono avere effetti negativi sulla funzionalità fisica a causa di interazioni farmaco-farmaco, interazioni farmaco-malattia, effetti collaterali e/o dosaggi inappropriati. Esempi includono l’uso di statine che possono indurre mialgia o rabdomiolisi, i beta-bloccanti che alterano le proprietà metaboliche muscolari e compromettono l’esercizio di resistenza, e farmaci (corticosteroidi, chemioterapici) associati a debolezza e atrofia muscolare.

Strategie per la gestione e la riduzione della polifarmacoterapia

Il deprescribing

Intendiamo con “deprescribing” (deprescrizione) l’atto deliberato attraverso il quale il sanitario sospende un farmaco, ne riduce la dose o lo sostituisce.

La deprescrizione è un processo critico, sistematico e periodico di valutazione dei trattamenti farmacologici, centrato sul paziente, e finalizzato alla ottimizzazione terapeutica. Le linee guida scozzesi sull’argomento propongono un percorso a 7 steps che merita di essere esaminato (5):

  1. identificare i bisogni del paziente
  2. identificare i farmaci essenziali
  3. identificare i farmaci non necessari
  4. controllare l’effettiva efficacia (raggiungimento degli obiettivi terapeutici)
  5. ridurre effetti avversi
  6. ottimizzare l’efficienza (valutare opzioni di miglior costo-efficacia)
  7. assicurare la comprensione e il coinvolgimento del paziente

Anche per la deprescrizione non tutti i farmaci sono uguali; maggiore attenzione andrà infatti posta verso quelli potenzialmente più pericolosi. Ad esempio, l’integrazione vitaminica nell’anziano, benché dimostrata spesso non necessaria, si correla con scarsi o nulli eventi avversi; sospendere integratori vitaminici, quindi, avrà il beneficio di ridurre il numero di pillole assunte quotidianamente, ma sarà neutra o quasi sul rischio di eventi avversi.

Di conseguenza, va focalizzata l’attenzione sui farmaci con controindicazioni relative all’uso nei pazienti anziani o con determinate malattie croniche, a quelli con significativi effetti anticolinergici/antipsicotici in pazienti con demenza di Alzheimer o altri disturbi cognitivi, ai FANS e agli oppiacei, specie per uso cronico (22). 

Valutare la reale necessità di un farmaco

Al fine di identificare quali farmaci siano realmente necessari al nostro paziente, e quali invece possano essere sospesi, occorre abituarsi a “misurare” il loro ragionevole reale impatto.

Un indicatore utile di benefici attesi è il Number Needed to Treat (NNT), cioè il numero medio di pazienti che è necessario trattare, per un certo periodo di tempo, per prevenire un evento (23). Diverse società scientifiche si occupano efficacemente di mantenere un elenco aggiornato dei NNT dei farmaci di uso più comune; uno fra tutti è la appendice C delle già citate linee guida scozzesi di polifarmacoterapia (5).

Ovviamente, il NNT ideale è 1: tutti i pazienti trattati hanno il beneficio atteso. Tanto più NNT è alto tanto meno il farmaco è efficace nel raggiungere il target atteso.

Alcune precauzioni per l’uso dell’NNT:

  1. per rendere confrontabili tra loro diversi NNT occorre accertarsi che il periodo temporale di riferimento sia lo stesso; in caso contrario sarà utile “annualizzarlo” (annualized NNT), cioè, calcolare quanti pazienti devono assumere il farmaco in un anno per prevenire un evento. Il NNT annualizzato può essere calcolato dal NNT moltiplicando quest’ultimo per il numero di anni a cui si riferisce (esempio: uno studio sul farmaco x, durato 5 anni, ha dimostrato che esso previene una morte ogni 20 pazienti trattati: NNT 20 in 5 anni, annualized NNT = 100).
  2. NNT uguali relativi ad eventi diversi hanno un valore diverso. Prevenire un decesso, ad esempio, è diverso dal prevenire una frattura. Questa consapevolezza è particolarmente rilevante quando si debbono valutare criticamente studi diversi che utilizzano endpoint diversi; è rimasto esemplificativo il “vecchio” caso di studi di efficacia di farmaci  per il trattamento dell’artrite reumatoide, ove l’NNT calcolato per l’endopoint “riuscire a girare la chiave del portone di casa” era uguale a quello “riuscire ad indossare una collana”, obiettivi che evidentemente impattano in misura molto diversa sul grado di autonomia del paziente.     

Il farmaco è realmente utile ed efficace nel mio paziente?

Valutare se un farmaco sia realmente efficace nel singolo paziente è un passaggio cruciale per ridurre prescrizioni inappropriate. La semplice efficacia dimostrata in studi registrativi non garantisce un beneficio clinico sovrapponibile in contesti reali, soprattutto nei pazienti fragili, multimorbidi e in polifarmacoterapia.

Un approccio utile consiste nel confrontare il profilo del paziente con le caratteristiche della popolazione arruolata nei principali trial clinici. Domandarsi: “Il mio paziente sarebbe stato incluso nello studio che ha dimostrato l’efficacia di questo farmaco?” può fornire un’indicazione immediata.

Spesso, infatti, le popolazioni dei trial sono selezionate: adulti di mezza età, con poche comorbidità e senza polifarmacoterapia; al contrario, gli anziani fragili, con insufficienza renale, demenza o polipatologia, sono frequentemente esclusi. In tali casi l’efficacia attesa potrebbe essere inferiore o non documentata, mentre il rischio di eventi avversi aumenta.

È inoltre necessario valutare se l’obiettivo terapeutico sia clinicamente rilevante per il paziente: il raggiungimento di target surrogati (per esempio livelli di laboratorio o valori pressori) non sempre si traduce in miglioramento di sopravvivenza o qualità di vita. Un esempio emblematico è la prescrizione di terapie antiaggreganti in prevenzione primaria in soggetti molto anziani, dove l’NNT annualizzato risulta elevatissimo e il rischio emorragico spesso supera i potenziali benefici (in pazienti ultranovantenni NNT annualizzato: 1.428 (24).

Criteri pratici per la revisione terapeutica

 I criteri di Beers®

Sviluppati dal gruppo di Mark Beers nel 1991 e successivamente patrocinati dalla American Geriatric Society e regolarmente aggiornati, si tratta di una serie di criteri che identificano farmaci potenzialmente inappropriati (PIM, Potentially Inappropriate Medication) in diversi setting di cura. Le raccomandazioni forniscono una serie di suggerimenti suddivisi in cinque capitoli: farmaci potenzialmente inappropriati; farmaci potenzialmente inappropriati in determinate categorie di pazienti; farmaci da usare con cautela; interazioni potenzialmente inappropriate; farmaci da adeguare alla funzione renale. Le raccomandazioni contengono inoltre una lista di farmaci con forte effetto anticolinergico.

I criteri sono specificatamente sviluppati per essere applicati nei pazienti ultra-65enni in tutti i setting di cura (acuto, residenziale, ambulatoriale), eccetto che negli Hospice e nelle fasi terminali della vita. L’ultima versione è del 2023 ed è liberamente consultabile (25).

I criteri STOPP/START

Si tratta di una serie di criteri sviluppati ed aggiornati da un panel di esperti europei allo scopo di fornire liste esplicite di farmaci potenzialmente inappropriati al fine di minimizzare gli effetti avversi nei pazienti anziani, in particolare se fragili o in polifarmacoterapia, ma anche una lista di farmaci potenzialmente appropriata. Nello specifico, l’elaborato contiene due serie di raccomandazioni: le STOPP (Screening Tool of Older Persons’ Prescriptions), organizzate in sezioni divise per fisiopatologia e contenenti raccomandazioni sui farmaci potenzialmente inappropriati per pazienti ultra-65enni; e le START (Screening Tool to Alert the Right Treatment), che illustrano i farmaci il cui utilizzo dovrebbe essere valutato, salvo controindicazione specifica o fine-vita (26).

Strumenti utili

Sono disponibili diversi strumenti digitali che supportano il clinico nella gestione della polifarmacoterapia, aiutando a individuare interazioni potenzialmente pericolose, farmaci inappropriati e opportunità di deprescrizione.

INTERCheck WEB

Strumento realizzato dall’Istituto per le Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS allo scopo di fornire supporto alle prescrizioni, fornisce numerose ed interessanti possibilità. A seguito della iscrizione (gratuita) consente di realizzare un proprio database di pazienti (qualora il proprio ente abbia una specifica convenzione con l’Istituto) o comunque di controllare la farmacoterapia in atto da uno specifico paziente in esame.

Il sistema consente quindi di visionare: la lista delle potenziali interazioni; informazioni circa il carico anticolinergico; la presenza di farmaci potenzialmente inappropriati nell’anziano, secondo criteri riconosciuti in letteratura (tra i quali i citati criteri di Beers® e gli STOPP/START); suggerimenti pratici per la deprescrizione (es. modalità di sospensione dei farmaci che necessitano riduzione graduale delle dosi); informazioni circa il dosaggio dei farmaci in soggetti con alterata funzionalità renale; raccomandazioni di Choosing Wisely-Italy sulla terapia farmacologica; valutazione dei benefici e dei rischi attesi dalla terapia farmacologica attraverso l’impiego degli NNT&NNH; valutazione del rischio di compatibilità per i farmaci somministrati in fiale; algoritmi di valutazione della causalità tra evento avverso e farmaci o interazione tra farmaci.

Medscape®

Celebre piattaforma di informazione e approfondimento medico, gratuita e disponibile sia on-line che, come App, include un “Drug Interaction Checker” che segnala interazioni tra farmaci, specificandone il potenziale danno, il meccanismo farmacologico e il livello di severità.

UpToDate®

UpToDate® è una piattaforma di supporto decisionale ampiamente utilizzata, basata su evidenze, che comprende anche una specifica sezione di controllo per eventuali interazioni farmacologiche, delle quali viene fornito il potenziale di danno, il meccanismo farmacologico, raccomandazioni pratiche e gli studi di riferimento. È disponibile sia in versione on-line che come App. È a pagamento, ma diverse ASL e Aziende Ospedaliere hanno in atto convenzioni per i dipendenti.

Take-home message

  • La polifarmacoterapia è spesso inappropriata, specie in pazienti anziani, fragili o a fine vita.
  • Oltre la metà degli effetti avversi da farmaco (ADE) che portano a ricovero è potenzialmente prevenibile.
  • La polifarmacoterapia è stata correlata, specie nell’anziano, a effetti avversi rilevanti come rischio di cadute, delirium e interazioni clinicamente significative.
  • Un approccio sistematico alla revisione della terapia, specialmente nei pazienti fragili, ha un effetto positivo su mortalità, qualità di vita e costi sanitari.

Bibliografia

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Lucio Patoia
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