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n. 1 - 2025

Per una presenza propositiva della cura infermieristica

La notizia della ripresa di una iniziativa mirata ad una informazione indipendente nel campo dei farmaci rimanda ad una storia che coincide largamente, anche per cronologia di inizio, con quanto si era sentito come bisogno culturale, oltre che conoscitivo, nel mondo infermieristico con una rivista che nasceva come progetto che coinvolgeva competenze mediche, di salute pubblica, di metodologia, oltre che, ovviamente, assistenziali-infermieristiche (si rimanda al numero 1 del 1982 della Rivista dell’Infermiere). I contributi più direttamente orientati agli aspetti farmacologici delle strategie sanitarie (includendo trial, farmaco sorveglianza) non sono stati molti, ma importanti per mantenere una costante attenzione.

La prospettiva sottolineata nell’editoriale di presentazione, di un interesse non limitato esclusivamente ai farmaci ma alle strategie e politiche sanitarie, è un motivo in più per vedere in questa iniziativa una opportunità importante di partecipazione attiva e non solo di lettura-uso-produzione di dati a fini di aggiornamento. La “cura” è diventata sempre più non solo una parola chiave nelle riflessioni e pianificazioni sanitarie, ma è da sempre componente essenziale nelle sue più varie declinazioni della formazione, della ricerca, delle pratiche di presa in carico assistenziale.  Una collaborazione attiva nel monitoraggio e nella valutazione di quanto è pubblicato in questi ambiti, tra discipline e pratiche che ancora incontrano difficoltà nel rendersi complementari e ad usare linguaggi comuni, sia nella ricerca che produce nuove conoscenze, sia nella trasferibilità ed interpretazione dei loro risultati, può diventare l’occasione per creare anche un linguaggio più integrato. Questo è particolarmente importante soprattutto in aree che più hanno bisogno di strategie assistenziali, dove è fondamentale un coinvolgimento dei pazienti, ed i tempi-persona da dedicare alla cura, che non comprende solo interventi più strettamente tecnici, richiedono grande flessibilità per poter essere agiti e garantire la combinazione di criteri, strumenti, misure di esito non solo basate su variabili “oggettive”. Parole-chiave come la personalizzazione degli interventi, ed ambiti di assistenza come la riabilitazione, la continuità-cronicità-fragilità, le cure palliative o di fine vita, che richiedono più direttamente competenze miste, diventano aree prioritarie anche nella definizione di modelli di cura che implicano una pianificazione specifica per aree e contesti, di risorse di personale e organizzative. Senza dimenticare l’esigenza sempre più invocata, ma per la quale le “evidenze” sono spesso precarie, di una continuità di presa in carico tra i vari contesti di cura. Quanto si sta sviluppando rispetto ai ruoli degli infermieri in questi contesti nell’ipotizzare modelli di presa in carico ma anche nel produrre conoscenze cliniche, epidemiologiche, di partecipazione appare di particolare interesse.

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Paola Di Giulio
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